
La ricerca e l'innovazione sono oggi gli strumenti per lo sviluppo. In particolare si sono sensibilmente ridotti i tempi con cui i risultati della ricerca vengono trasferiti alle imprese per generare innovazione di prodotto o di processo.
Tutti i settori produttivi, per restare competitivi, devono impegnarsi nella ricerca per produrre meglio e con soluzioni innovative capaci aumentare il valore della produzione.
Ciò vale soprattutto per quanto riguarda il settore agricolo che ha visto un forte ridimensionamento dell'impegno umano, una sempre minore redditività delle colture con l'aumento delle importazioni con la conseguenza che le terre non reggono il passo con le leggi del mercato e vengono abbandonate. Si vanno contraendo le produzioni più elementari, poco flessibili per far spazio a nuove colture e allevamenti animali e vegetali intensivi più reditivi e di maggior peso economico.
In questo processo di trasformazione l'Italia sta impegnandosi molto: abbiamo 613 DOP (denominazione di origine protetta), IGP (indicazione geografica protetta) e DOC (denominazione di origine controllata) il più alto numero di rispetto alle altre nazioni europee.
Di recente si è posto maggiore attenzione all'ambiente non più soltanto per gli aspetti produttivi ma anche per ciò che concerne la sua protezione e la fruibilità dei beni naturali. L'abbandono di tecniche che appartengono alla tradizione è inevitabile perché comporta anche un ricambio umano, generazionale. In altre casi la tradizione può essere un punto di forza per offrire prodotti tipici, di valore storico e culturale, rappresentativi dell'ambiente e armonici rispetto a uno specifico contesto sociale. Non un ritorno al passato tout court ma un rifarsi al passato per non perdere quanto di genuino e di valore vi è in certi alimenti, in particolare gastronomie.
Altro filone collegato all'ambiente e su cui la ricerca è molto impegnata è l'agricoltura biologica e integrata. L'Italia è il primo paese europeo a produrre alimenti biologici e il terzo al mondo, e la Sicilia è la prima regione in Italia. L'impegno coinvolge poco più di 1 milione di ettari e circa 50 mila aziende nell'intero paese, le quali si sono dovute inventare un nuovo modo di produrre a cui fino a qualche decennio fa non si pensava.
Le problematica fin qui riportate sono il frutto di innovazione strategica sostenuta da studi e sperimentazione, quindi chi vuole intraprendere gli studi nelle filiere agricole è importante che sappia che per darsi una preparazione moderna e qualificata occorre sempre interfacciarsi con i centri di ricerca capaci di trasmettere questa cultura.
Questi corsi IFTS vogliono rilanciare questo stretto rapporto con la ricerca e l'innovazione per dare ai giovani e alle imprese che li assumeranno una opportunità di crescita e una capacità di accettare le sfide di un sistema economico e produttivo sempre più competitivo.